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[Con la “Domenica delle Palme” inizia la “Settimana Santa” in cui la Chiesa celebra il mistero del suo Signore morto e risorto. La ricchissima tradizione liturgica esalta dialetticamente i vari momenti dell’evento salvifico: il trionfo iniziale di Gesù e la sua successiva umiliazione, la Passione e la Morte, insieme alla festosa celebrazione della Risurrezione del Signore, che fa gioire la Chiesa credente, mantiene in vita la fede dei suoi figli, alimenta la speranza e rafforza la carità di quanti credono veramente nel trionfo del Risorto.
Il tempo di Quaresima si protrae formalmente fino al Giovedì Santo. Dalla Messa vespertina di quel giorno, detta “della Cena”, inizia il “Triduo pasquale”, che dopo la celebrazione del Venerdì Santo e della silenziosa preghiera del Sabato, si conclude, dopo i primi Vespri (della Domenica), con la solenne liturgia della Veglia Pasquale.]

I. COMMEMORAZIONE DELL’INGRESSO DI GESÙ IN GERUSALEMME:

[Il rituale prevede in questo giorno due forme di commemorazione liturgica dell’ingresso trionfante del Signore nella sua Città: uno prima della Messa centrale del giorno, fuori dalla chiesa, con la processione dei fedeli con in mano rami di palma o d’ulivo, – e un secondo, più semplice, in chiesa, prima della celebrazione eucaristica.]

BENEDIZIONE DEI RAMI:

Fratelli carissimi, questa assemblea liturgica è preludio alla Pasqua del Signore, alla quale ci stiamo preparando con la penitenza e con le opere di carità fin dall’inizio della Quaresima. Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione. Accompagniamo con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nella città santa, e chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce per essere partecipi della sua resurrezione.


Preghiera:

Dio onnipotente ed eterno, benedici questi rami [di ulivo], e concedi a noi tuoi fedeli, che accompagniamo esultanti il Cristo, nostro Re e Signore, di giungere con lui alla Gerusalemme del cielo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

[A proposito della nostra tradizione “dei rami” ti potrà forse tornare utile un breve inciso dai discorsi di uno scrittore e poeta bizantino, che all’inizio dell’VIII secolo fu vescovo nell’isola di Creta]:
“Venite, andiamo incontro a Cristo che si avvicina spontaneamente alla venerabile e beata Passione per compiere il mistero della nostra redenzione. Egli viene di sua spontanea volontà… non per conquistare la gloria, non nello sfarzo e nella spettacolarità. Corriamo anche noi…, imitiamo coloro che gli andarono incontro. Non però per stendere rami d’ulivo e di palme, ma per stendere dinanzi ai suoi piedi – in umile prostrazione e in profonda adorazione – le nostre stesse persone…”. [S. Andrea di Creta, Discorso delle Palme]



II. CELEBRAZIONE EUCARISTICA:

 

[Le letture della Messa di questa particolare domenica sono altamente significative per la Chiesa che commemora nella solenne celebrazione liturgica gli eventi più densi della storia di salvezza, culminante nella storia di Gesù, e precisamente nella sua Passione e Morte; preannunciata dai Profeti, presentita nelle preghiere (= i Salmi) del popolo del Primo Testamento, e vissuta dalle anime sante – della Prima e della Seconda Alleanza – come via maestra che conduce alla piena unione con il Dio dell’Amore…]


Prima lettura (Is 50, 4-7):

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, |
perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. |
Ogni mattina fa attento il mio orecchio |
perché io ascolti come i discepoli. |
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio |
e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. |
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, |
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; |
non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. |
Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, |
per questo rendo la mia faccia dura come pietra, |
sapendo di non restare confuso.

[Il carme di Isaia, che la liturgia ripropone anche nella Messa del Mercoledì Santo, è per la Chiesa l’annuncio profetico della passione salvifica di Gesù. Nell’obbedienza ed umiltà da discepolo del Servo di Jahwè la Chiesa riconosce la figura del suo Signore sofferente, che si lasciò portare in croce giudicato dai peccatori, per offrire la salvezza a tutti i peccatori pentiti. Come Gesù, il vero Servo di Dio, anche la Chiesa cerca di trovare ispirazione e forza per resistere al mondo del peccato nella stessa Parola di Dio, – il segno perenne e la garanzia della Sua consolante Presenza in mezzo a noi. Anzi, per la Chiesa, è Gesù stesso – Morto e Risorto – la Parola del Dio vivente, che ci dà la certezza che confidando in Lui non rimarremo confusi…]

Salmo responsoriale (cf. Sal. 21/22):

Rit.: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore, lui lo liberi;
lo porti in salvo, se davvero lo ama».
Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi,
posso contare tutte le mie ossa.
Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, accorri in mio aiuto.
Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele.

 

Seconda lettura (Fil 2, 6-11):

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:
Egli, pur essendo nella condizione di Dio, | non ritenne il privilegio | l’essere come Dio, | ma svuotò se stesso | assumendo una condizione di servo, | diventando simile agli uomini. | Dall’aspetto riconosciuto come uomo, | umiliò se stesso | facendosi obbediente fino alla morte | e a una morte di croce. | Per questo Dio lo esaltò | e gli donò il nome | che è al di sopra di ogni nome, | perché nel nome Gesù | ogni ginocchio si pieghi | nei cieli, sulla terra e sotto terra, | e ogni lingua proclami: | «Gesù Cristo è Signore!», | a gloria di Dio Padre.

[Paolo apostolo qui ammira la meraviglia della opera di Dio in Cristo Gesù. Per lui (e per la Chiesa) è proprio nel patibolo – orrendo e infame – della croce, che Gesù si meritò quel titolo sublime, più alto che la tradizione ebraica riservava a Jahwè (cf. Is. 45, 23-24): “il Signore”, che è al di sopra di ogni altro nome, nei cieli, sulla terra e sotto terra... Ecco perché, da allora, anche davanti alla croce di Gesù, tutti i veri credenti in Dio piegheranno le ginocchia, e ogni lingua umana proclamerà – a gloria di Dio Padre – che Gesù Cristo è “il Signore”!
E aggiungiamo: tutto ciò è stato fatto “per noi e per la nostra salvezza”, – come professa da secoli la nostra Chiesa nel suo “Credo” antico.]

Canto al Vangelo (Fil 2, 8-9):

Gloria e lode a te, o Cristo!
Per noi Cristo si fece obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.
Gloria e lode a te, o Cristo!

 

Passione del Signore secondo Matteo (Mt 26, 14-26, 66 passim):

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te. perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, r prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà»…

[Sono le battute iniziali di una storia densa di drammaticità – umana e divina –, concentrata su alcuni eventi che la Chiesa (che si sente “di Cristo”) ammira, medita e ripropone, con massima devozione e scrupolosa fedeltà, ai propri fedeli, riconoscendo in quelle gesta tragiche una memoria vivente e dinamica (= sacramentale) di Colui che non poteva morire, anche se crocifisso, perché Figlio di Dio, eterno ed onnipotente.
È proprio questo l’elemento che viene messo in particolare rilievo nella corposa narrazione di Matteo. Attenzione, però! Cristo che egli presenta non è vittima degli eventi, ma resta sempre il Signore. È vero, Gesù soffre senza finzioni anche nel racconto tragico dell’evangelista, ma lo fa liberamente, per sua scelta “obbedienziale” al Dio dell’Amore, che con il sacrificio del Figlio rende liberi dal peccato anche coloro che, l servizio dei peccatori, portarono Gesù, il Figlio di Dio, alla crudele morte in croce.
Del resto, non tarda a sottolinearlo l’evangelista: tutto ciò era già preannunciato dai profeti ed era scritto nei rotoli dei libri antichi. Tutto ciò doveva accadere perché si compisse la salvezza di tutti, come testimonia anche il passo della Prefazio della solenne liturgia di questa domenica: …Egli, che era senza peccato, accettò la passione per noi peccatori e consegnandosi a un ingiusta condanna, portò il peso dei nostri peccati. Con la sua morte lavò le nostre colpe e con la sua risurrezione ci acquistò la salvezza.]


Preghiera:

Dio onnipotente ed eterno,
che hai dato come modello agli uomini
il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore,
fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce,
fa che abbiamo sempre presente
il grande insegnamento della sua passione,
per partecipare alla gloria della risurrezione.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

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