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Giovedì santo, il primo giorno del Triduo pasquale (ufficio proprio)

 

[È la commemorazione dell’Ultima Cena del Signore e dell’istituzione dell’Eucaristia – per la Chiesa: segno profetico e sacramentale della Sua presenza in mezzo ai suoi.
Si celebrano, in questa giornata, due Sante Messe: la prima, alla mattina nella chiesa cattedrale, presieduta dal vescovo, durante la quale si consacra l’olio santo con cui saranno unti nel corso dell’anno i nuovi battezzati della comunità, i malati gravi e i consacrati al servizio di Dio. La seconda Messa si celebra in serata, detta “della Cena”, è la celebrazione vera e propria della “Cena Domini” con un rito molto significativo, quello della lavanda dei piedi descritta da Giovanni (13, 1-15; 34-35), che si apre con le parole che il discepolo fedele non dovrebbe mai dimenticare:

«Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine»…; una lettura che si conclude con affermazioni non meno eloquenti: «Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni gli altri… Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (cf. Gv 13, 14.35).]

Preghiera:

O Dio che ci hai riuniti per celebrare la santa Cena nella quale il tuo unico Figlio, prima di consegnarsi alla morte, affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio, convito nuziale del suo amore, fa’ che dalla partecipazione a così grande mistero attingiamo pienezza di carità e di vita. – Amen.

[Nella Prefazione la Chiesa esprime la propria fede con cui rivive i momenti dell’istituzione eucaristica, che celebra “in memoria” del suo Signore:]

«Sacerdote vero ed eterno, egli istituì il rito del sacrificio perenne: a te per primo si offrì vittima di salvezza, e comandò a noi di perpetuare l’offerta in sua memoria. Il suo corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza, il suo sangue per noi versato è la bevanda che ci redime da ogni colpa».

 

Venerdì Santo, il secondo giorno del Triduo pasquale (ufficio proprio)

 

[È il giorno di lutto per la morte ingiusta del Giusto; è l’unico giorno dell’anno liturgico in cui la nostra Chiesa non celebra neppure l’Eucaristia, ma soltanto prega e invita a riflettere sull’evento che ha segnato il destino dell’umanità.
Insieme al mercoledì delle ceneri questo di oggi è l’unico giorno in cui la Chiesa di Roma chiede espressamente la partecipazione fattiva dei fedeli nella penitenza e nel digiuno. Inoltre, si raccomanda vivamente la partecipazione alla toccante liturgia della sera nella quale si proclama la Passione secondo Giovanni e si pronuncia la solenne “Preghiera universale”. La serata liturgica si conclude con l’antichissimo rito dell’Adorazione della Croce Santa e con la comunione dei fedeli presenti.
Durante l’antico rito dell’adorazione della Croce l’assemblea dei fedeli canta (o recita) i Lamenti del Signore]:

Popolo mio che male ti ho fatto?
In che ti ho provocato? Dammi risposta.


Io ti ho guidato fuori dall’Egitto,
e tu hai preparato la Croce al tuo Salvatore.
Popolo mio che male ti ho fatto?
In che ti ho provocato? Dammi risposta.

Hágios o Théos. Sanctus Deus.
Hágios ischyrós. Sanctus fortis.
Hágios athánatos, eleison himás.
Sanctus immortalis, miserere nobis.

Perché ti ho guidato quarant’anni nel deserto,
ti ho sfamato con manna,
ti ho introdotto in paese fecondo,
tu hai preparato la croce al tuo Salvatore.

Hágios o Théos. Sanctus Deus.
Hágios ischyrós. Sanctus fortis.
Hágios athánatos, eleison himás.
Sanctus immortalis, miserere nobis.

Che altro avrei dovuto fare e non ti ho fatto?
Io ti ho piantato, mia scelta e florida vigna,
ma tu mi sei divenuta aspra e amara:
poiché mi hai spento la sete con aceto,
e hai piantato una lancia nel petto del tuo Salvatore.

Hágios o Théos. Sanctus Deus.
Hágios ischyrós. Sanctus fortis.
Hágios athánatos, eleison himás.
Sanctus immortalis, miserere nobis.

Popolo mio che male ti ho fatto?
In che ti ho provocato? Dammi risposta.]

 

Preghiera dopo la comunione:

O Dio onnipotente ed eterno, che hai rinnovato il mondo con la gloriosa morte e risurrezione del tuo Cristo, conserva in noi l’opera della tua misericordia, perché la partecipazione a questo grande mistero ci consacri per sempre al tuo servizio. – Amen.

 

Sabato Santo, il terzo giorno del Triduo pasquale (ufficio proprio)

 

[In giornata nelle nostre chiese non si svolgono funzioni liturgiche. Tutto è focalizzato nella celebrazione della sera o (meglio) della “Veglia Pasquale”, che è forse il concentrato più denso in assoluto di tutta la liturgia ecclesiale. S’inizia con la “Liturgia della Luce”, il simbolo di Cristo risorto, con la benedizione del cero pasquale portato in processione dall’atrio fino all’altare… È bellissimo l’antico inno al Cristo, la luce del mondo, il cosiddetto “Exultet” (Laus cerei), un “preconio” antico che dal V secolo fa parte della liturgia della Veglia Pasquale, che riproduce stupendamente tutta la ricchezza della fede e della speranza della Madre Chiesa che in questa notte vengono tramutate in gioia quasi incontenibile]: 



Esulti il coro degli angeli, esulti l'assemblea celeste:
un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto.
Gioisca la terra inondata da così grande splendore;
la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo.
Gioisca la madre Chiesa, splendente della gloria del suo Signore,
e questo tempio tutto risuoni
per le acclamazioni del popolo in festa.
(E voi, fratelli carissimi,
qui radunati nella solare chiarezza di questa nuova luce,
invocate con me la misericordia di Dio onnipotente.
Egli che mi ha chiamato, senza alcun merito,
nel numero dei suoi ministri, irradi il suo mirabile fulgore,
perché sia piena e perfetta la lode di questo cero.)
È veramente cosa buona e giusta,
esprimere con il canto l'esultanza dello spirito,
inneggiare al Dio invisibile, Padre onnipotente,
e al suo unico Figlio, Gesù Cristo nostro Signore.
Egli ha pagato per noi all'eterno Padre il debito di Adamo,
e con il sangue sparso per la nostra salvezza
ha cancellato la condanna della colpa antica.
Questa è la vera Pasqua, in cui è ucciso il vero Agnello,
che con il suo sangue consacra le case dei fedeli.
Questa è la notte in cui hai liberato i figli di Israele, nostri padri,
dalla schiavitù dell'Egitto,
e li hai fatti passare illesi attraverso il Mar Rosso.
Questa è la notte in cui hai vinto le tenebre del peccato
con lo splendore della colonna di fuoco.
Questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo
dall'oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo,
li consacra all'amore del Padre
e li unisce nella comunione dei santi.
Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte,
risorge vincitore dal sepolcro.
Nessun vantaggio per noi essere nati, se lui non ci avesse redenti.
O immensità del tuo amore per noi! O inestimabile segno di bontà:
per riscattare lo schiavo, hai sacrificato il tuo Figlio!
Davvero era necessario il peccato di Adamo,
che è stato distrutto con la morte del Cristo.
Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!
O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere
il tempo e l'ora in cui Cristo è risorto dagli inferi.
Di questa notte è stato scritto: la notte splenderà come il giorno,
e sarà fonte di luce per la mia delizia.
Il santo mistero di questa notte sconfigge il male,
lava le colpe, restituisce innocenza ai peccatori,
la gioia agli afflitti.
Dissipa l'odio, piega la durezza dei potenti,
promuove la concordia e la pace.
O notte veramente gloriosa,
che ricongiunge la terra al cielo e l'uomo al suo creatore!
In questa notte di grazia accogli, Padre santo, il sacrificio di lode,
che la Chiesa ti offre per mano dei suoi ministri,
nella solenne liturgia del cero,
frutto del lavoro delle api, simbolo della nuova luce.
Riconosciamo nella colonna dell'Esodo
gli antichi presagi di questo lume pasquale
che un fuoco ardente ha acceso in onore di Dio.
Pur diviso in tante fiammelle non estingue il suo vivo splendore,
ma si accresce nel consumarsi della cera
che l'ape madre ha prodotto
per alimentare questa preziosa lampada.
Ti preghiamo dunque, Signore, che questo cero,
offerto in onore del tuo nome
per illuminare l'oscurità di questa notte,
risplenda di luce che mai si spegne.
Salga a te come profumo soave,
si confonda con le stelle del cielo.
Lo trovi acceso la stella del mattino,
quella stella che non conosce tramonto:
Cristo, tuo Figlio, che risuscitato dai morti
fa risplendere sugli uomini la sua luce serena
e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

 

[Dopo lo splendido canto dell’“Exultet”, un vero inno del popolo credente al Signore risorto, al mistero della Pasqua che si sostituisce – nella luce del grande cero – alla luce della Risurrezione, segue la “Liturgia della Parola”, lunga e articolata a far ripercorrere le tappe principali della storia della salvezza, che si esalta nella “Liturgia Battesimale”, punto culminante di questa particolare veglia ecclesiale, che si conclude con la solenne “Liturgia Eucaristica”.
Sono momenti che non basta raccontare. Bisogna viverli, e riviverli!
Non perderli, se vuoi capire qualcosa di quel mistero affascinante della Pasqua che da duemila anni ormai rischiara il cammino del popolo cristiano.]

 

Preghiera sopra le offerte:

Accogli, o Signore, le preghiere e le offerte del tuo popolo, perché questo santo mistero, gioioso inizio della celebrazione pasquale, ci ottenga la forza necessaria per giungere alla vita eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

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