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[colore bianco; II settimana del salterio]

 

Antifona d’Ingresso (1 Pt 2, 2):

Come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale,
che vi faccia crescere verso la salvezza. Alleluia.

 

Prima lettura (At 2, 42-47):

Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno si ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

[Nei versetti conclusivi del cap. 2 degli Atti – che riporta il discorso profetico (e programmatico allo stesso tempo) di Pietro nel giorno della prima Pentecoste: agli uomini di Giudea e a tutti gli abitanti di Gerusalemme –, ritroviamo uno “spaccato” abbastanza fedele della prima comunità ecclesiale, in cui è possibile, al di là di ogni mistificazione storica, riconoscere (ancor oggi) gli elementi fondanti della vera comunità cristiana, i quattro “pilastri” della Chiesa apostolica: 1) l’insegnamento degli apostoli; 2) la comunione dei beni (koinonia); 3) l’Eucaristia; 4) la preghiera comunitaria. Sono queste le fonti di quella gioia che prorompe dal discorso di Pietro e dalla prima testimonianza apostolica dei discepoli del Signore risorto, che ha invaso, dopo Gerusalemme e Palestina, tutto il mondo antico.
Ovviamente, si tratta di un riassunto molto riduttivo e quindi necessariamente idealizzato, ma valido (tutto quanto), e applicabile a qualsiasi dimensione della Chiesa ancora oggi. E quindi, in mancanza anche di uno solo di questi elementi, resta assai difficile parlare obbiettivamente di una vera comunità cristiana, ossia di un’autentica Chiesa di Cristo.
Per chi vuole riflettere, lo stesso fatto spiega abbastanza bene anche le ragioni della scarsa efficacia della testimonianza cristiana di oggi.]


Salmo responsoriale (Sal 117/118):

Rit.: Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.
Dica Israele: «Il suo amore è per sempre».

Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».
Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!

Seconda lettura (1 Pt 1, 3-9):

Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce.
Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo.
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco –, torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto, e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.

[Eh sì, anche Pietro sa scrivere bene quando ci si mette d’impegno! Questo splendido testo, attribuito al primo tra gli Apostoli, è un vero e proprio inno al Signore risorto, nel quale anche noi credenti in Cristo siamo rigenerati, non solo nella speranza, ma anche nella nuova condotta di vita, che rispecchia il maggiore impegno del battezzato nel custodire la veste bianca della vita vissuta sulle orme del Signore morto ma anche risorto, ‘anche se, per un po’ di tempo ancora, dobbiamo essere afflitti da varie prove...]


Canto al Vangelo (Gv 20, 29):

Alleluia, alleluia.
Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!

Lettura del Vangelo (Gv 20, 19-31 passim)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi!» Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle mani sue mani il segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette. in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»...

[Un racconto, si direbbe quasi un particolare di uno sceneggiato: il Risorto che appare in mezzo ai suoi discepoli sconcertati, che solo la grande paura riusciva a tenere ancora insieme... Tommaso è stato, direi, solo un po’ più sfortunato degli altri perché assente durante il loro primo incontro con il Signore. Ma poi ha avuto anch’egli la sua ricompensa tutta quanta, ed ha creduto, sciogliendo tutti suoi dubbi razionali e le sue paure umane (anch’esse razionali), in quell’esclamazione che l’ha reso celebre, e che tanto si addice anche alla preghiera del discepolo di oggi (dopo aver sperimentato la presenza del Salvatore vivente): “Signore mio e Dio mio”!
Nella fede custodita dalla Chiesa, tutto ciò è possibile sperimentare ancora in un rapporto personale con il Signore, insieme al dono del suo perdono e della sua pace, che fa straripare di gioia il cuore appesantito dalla fatica del cammino umano in mezzo a tante incertezze e tanti dubbi, forse anche peggiori di quelli di Tommaso e dei suoi compagni.]

 

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