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[colore bianco; III settimana del salterio]

 

Antifona d’Ingresso (Sal 65/66, 1-2):

Acclamate al Signore da tutta la terra,
cantate un inno al suo nome,
rendetegli gloria, elevate la lode. Alleluia.

Prima lettura (At 2, 22-33 passim):

«Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere…
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».

[Il discorso di Pietro è la prima testimonianza “registrata” dal Nuovo Testamento della misteriosa trasformazione degli apostoli di Gesù, avvenuta dopo il miracoloso evento della prima Pentecoste.
Parliamo di un mutamento emblematico anche nel contesto della Chiesa storica e istituzionale. Infatti, ancora oggi lo Spirito del Risorto è attivo e sospinge all’azione i discepoli del Signore!
Precisiamo: una comunità tremante dalla paura non è ancora Chiesa di Cristo, anche se prega; diventa, invece, la Chiesa apostolica quando è in grado di uscire all’aperto ed affrontare la situazione del momento con intelligente impegno, sospinta dalla presenza dello Spirito del Signore risorto, e quindi, senza più titubanze e senza falsi riguardi.
Come dire, quando la Chiesa ha troppa paura del mondo (che, invece, dovrebbe saper condurre alla salvezza!), e quando, di conseguenza, mostra troppo riguardo verso le classi più dominanti, questa Chiesa non segue affatto il cammino della Chiesa apostolica che così bene si riflette nelle parole di Pietro: “Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato, e noi tutti ne siamo testimoni”!]


Salmo responsoriale (Sal 15/16):

Rit.: Mostraci, Signore, il sentiero della vita.

Proteggimi, o Dio, in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.
Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza
dolcezza senza fine alla tua destra.


Seconda lettura (1 Pt 1, 17-21):

Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri. Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sue credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.

[Il breve tratto della lettera di Pietro è uno di quei testi biblici che è possibile leggere anche al di fuori del loro originario contesto storico e letterario. Pur inserito in un quadro, piuttosto rigido, della letteratura epistolare dell’epoca, il brano conserva degli spunti che si prestano ad un’immediata attualizzazione anche da parte del lettore cristiano del nostro tempo.
Infatti, basta raccogliere insieme alcuni di questi straordinari accenti apostolici per sentire una vera e propria esortazione ad un’autentica testimonianza di vita cristiana, e cioè: bisogna vivere quaggiù come stranieri, nel timore di Dio, rammentando che la nostra liberazione dal dominio del male è stata pagata con una “valuta” ben più pregiata di quel che possano valere cose effimere di questo mondo come sono argento e oro, ossia con il sangue prezioso di Cristo Signore.
Tutto ciò, non dimentica di sottolineare Pietro, fa parte di un grandioso progetto di salvezza messo in atto dalla benevolenza di Dio, che per voi ha permesso la sofferenza e la morte del suo Figlio prediletto, esposto al ludibrio della croce da parte dei peccatori, ma che poi è risorto gloriosamente perché la morte non poteva avere potere su di lui (cf. At 2, 24). E anche questo è stato fatto per voi, cioè per mantenere viva la vostra speranza di discepoli fedeli che sanno che per mezzo dei sacramenti vissuti noi diventiamo parte di una sola famiglia – del Cristo risorto.
È questa la fede della Chiesa di Cristo di ogni generazione cristiana!]


Canto al Vangelo (cf. Lc 24, 32):

Alleluia, alleluia.
Signore Gesù, facci comprendere le Scritture:
arde il nostro cuore mentre ci parli.
Alleluia!

Lettura del Vangelo (Lc 24, 13-35 passim)

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero in Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

[Il racconto del Vangelo, le reminiscenze degli antichi eventi, ci portano direttamente alla realtà che ora viviamo. Nell’Eucaristia vissuta (celebrata realmente, e vissuta!) è sempre lui, il Risorto, a farsi il nostro compagno di viaggio, colui che divide con i suoi la tavola del prodigio eucaristico, dove egli – il Signore – trasforma non soltanto il pane e il vino che portiamo, ma anche noi stessi, fino a far ardere anche i nostri cuori umani al suono della sua parola, al segno tangibile della sua presenza sacramentale… Quindi, dopo il Resta con noi, Signore, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto!, bisogna fare ritorno “a Gerusalemme”, in mezzo alla gente, per annunciare a tutti con voce sonante che il Signore è risorto!
Ascolta il vescovo di Ippona sullo stesso tema: Orsù, fratelli, dove volle essere riconosciuto il Signore? Nella frazione del pane. Siamo certi, spezziamo il pane, e conosciamo il Signore. Non ha voluto essere conosciuto se non lì; il che vale per noi che non eravamo destinati a vederlo nella carne, e tuttavia avremmo mangiato la sua carne. Perciò, chiunque tu sia, o fedele; chiunque tu sia che non vuoi essere detto vanamente cristiano; chiunque tu sia che non senza ragione entri in chiesa; chiunque tu sia che ascolti con timore e speranza la parola di Dio, ti consoli la frazione del pane. L’assenza del Signore non è assenza: abbi fede, ed è con te colui che non vedi. (cf. Augustinus, Sermones de tempore, sermo 235 c. 2 [PL 38, 1119-20]).]

 

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