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 [colore bianco; I settimana del salterio]

 

Antifona d’Ingresso (Sal 97/98, 1-2):

Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi;
a tutti i popoli ha rivelato la salvezza. Alleluia.

Prima lettura (At 6, 1-7 passim):

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli della lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola. Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola… Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente…

[La lettura illuminante degli Atti, tipica nel periodo pasquale, attira il nostro sguardo su alcune cose assai importanti per la vita della Chiesa di ogni tempo. Per primo, il fatto del brontolio di alcuni (non di lingua locale) della comunità per le cose apparentemente prive di grande importanza, ma che, tuttavia, condizionavano il suo cammino. Ecco, constatiamo, che queste cose sono normali, molto umane, e quindi cerchiamo di non essere troppo severi e precipitosi nel giudicare coloro che forse anche nella nostra comunità ecclesiale assumono a volte atteggiamenti poco conformi allo spirito evangelico, ad esempio nei riguardi dei fratelli in mezzo a noi di lingua e di cultura non nostre. Perdoniamoli e cerchiamo, invece di chiacchierare, di aiutare tali fratelli con la nostra intensa preghiera e il nostro buon esempio nei riguardi dei più bisognosi.
In secondo (ma non secondario) luogo, va notata la prontezza con cui l’istituzione apostolica reagisce di fronte alla nuova situazione, ed anche con quanto positivo coraggio l’affronta. Invece di chiudersi, loro si aprono ulteriormente affidando una parte della responsabilità gestionale della Chiesa anche a coloro che inizialmente non facevano parte della ristretta élite apostolica.
Ma non farti sfuggire, a questo proposito, nemmeno quelle sottili sottolineature di Luca, che illuminano anche oggi i ben disposti: erano pieni di Spirito e di sapienza, il che, tradotto, significa che hanno avuto buon senso, – che, dunque, (al pari di tutte le altre “grazie”) è uno squisito dono di Dio, che il Signore elargisce, come tutte le sue grazie, solo a chi lo merita.
Continua a riflettere, capirai molte cose della vita della nostra società (e della nostra Chiesa): quelle positive e quelle forse più negative. Ma cerca sempre di pensare e di agire come persona di buon senso!]


Salmo responsoriale (Sal 32/33):

Rit.: Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.

Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.
Perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore.
Per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.


Seconda lettura (1 Pt 2, 4-9 passim):

Carissimi, avvicinandovi a Lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo…. Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono: la pietra che i costruttori hanno scartato | è diventata pietra d’angolo | e sasso d’inciampo, pietra di scandalo.  Essi vi inciampano perché non obbediscono alla Parola… Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.

[Si noti la scelta liturgica della Chiesa di presentare in queste domeniche, insieme agli Atti, anche brani scelti delle lettere di Pietro! Egli, chiamato da Gesù per essere “pietra”, sembra procedere qui sulla scia di quella stessa metafora, affermando che tutti i credenti in Cristo sono in realtà delle “pietre vive” di un nuovo edificio santo: insomma, una magnifica cattedrale dedicata a Dio, in cui Gesù è la pietra capitale, ma anche noi, ciascuno nel proprio rango, siamo delle pietre importanti sulle quali si erge l’intera struttura…
Si noti, però, nella riflessione di Pietro, specialmente la figura di Cristo! Il Nazareno attrae molti anche oggi, affascina la sua carica di umanità, il suo amore per i poveri, la sua coerenza e forza nelle prese di posizione. Attenzione, però, sembra voler dire Pietro, a non vedere Gesù solo in prospettiva umana, perché egli – per noi – è il Cristo, quella pietra angolare che tiene in piedi l’edificio che Dio ha voluto costruire con gli elementi umani, purificati nella fede, fortificati nella speranza, e consolidati nella carità di Cristo, – che tutto unisce, e tutto tiene in piedi…]


Acclamazione al Vangelo (Gv 14, 6):

Alleluia, alleluia.
Io sono la via, la verità, la vita, dice il Signore;
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Alleluia.


Dal Vangelo di Giovanni (Gv 14, 1-12 passim)

«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre…».

[“Tanto tempo sono con voi…”. La storia continua a ripetersi anche nella nostra esperienza di credenti cristiani. Certe espressioni del Signore nelle pagine della Scrittura rivelata, che la liturgia ci ripropone, ci colgono impreparati, un po’ come rimasero sorpresi Filippo e Tommaso di fronte alle affermazioni di Gesù. Anche noi, infatti, tante volte abbiamo letto o ascoltato queste Scritture, eppure sembra che ci manchi ancora qualcosa, come a quei poveri discepoli, per capirle nella loro disarmante chiarezza.
Attenzione, però! È l’uomo terreno, è l’esperienza sensoriale che non è soddisfatta (in noi, e in Filippo e Tommaso), non l’uomo spirituale, l’uomo pasquale, cioè l’uomo battezzato nello Spirito del Signore. Questi sente e capisce che il Signore è venuto per restare sempre con noi e che non ci abbandonerà mai più. E che, se saremo fedeli e costanti, saremo anche noi dove ora è lui.
Certo resta sempre in noi la curiosità dell’uomo terreno: «Come sarà». Ecco a questo proposito ancora Agostino: Come le stelle del cielo, i santi [= i salvati] hanno nel Regno dimore diverse per il loro fulgore; ma nessuno è escluso dal Regno, poiché tutti hanno ricevuto la stessa mercede. E così Dio sarà tutto in tutti, in quanto, essendo egli la carità, per effetto di questa carità ciascuno avrà quello che hanno tutti. È così infatti che ognuno possiede, a motivo della carità, non le cose che ha veramente ma le cose che ama negli altri. (In Ioannem tr. 67 n. 2 [PL 35, 1812]).]

 

 

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