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 [colore bianco; III settimana del salterio]

 

Antifona d’Ingresso (At 1, 11):

Uomini di Galilea, perché fissate nel cielo lo sguardo?
Come l’avete visto salire al cielo, così il Signore ritornerà.

Prima lettura (At 1, 1-11 passim):

Nel mio primo libro, o Teofilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostruirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato e una nube lo sottrasse ai loro occhi…

[Il passo degli Atti è un tentativo “firmato” di descrivere l’evento prodigioso che Luca e la tradizione ecclesiale posteriore chiamano “l’Ascensione”, un evidente miracolo che ha lasciato sbalorditi i discepoli, fino all’intervento dei due messaggeri dell’aldilà: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”.
Nel testo di Luca troviamo anche un’interpretazione antica cristiana (forse migliore di molte altre più recenti), di quello che è il compito del discepolo del Signore, in ogni stagione storica: cioè, essere testimoni del prodigioso intervento di Dio nel destino dell’uomo, rovinato dalla stoltezza del peccato, ma risanato nuovamente da Dio in Gesù Cristo, che è morto e risorto – appunto – per la salvezza dell’uomo. È questa la fede della Chiesa in cui continua a vivere l’originaria fede apostolica.
Lasciati trasformare, anche tu, dalla forza dello Spirito, quella stessa che ha fatto arrivare la parola della speranza cristiana da Gerusalemme fino più lontani confini del mondo!]


Salmo responsoriale (Sal 46/47):

Rit.: Ascende il Signore tra canti di gioia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.
Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni;
cantate inni al nostro re, cantate inni.
Perché Dio è il re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.

Seconda lettura (Ef 1, 15-23 passim):

Fratelli, avendo avuto notizia della vostra fede… e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente  rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore. Egli la manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla si destra […] Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose: essa è il corpo di lui, la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

[Rallegra ancora il cuore del credente lo splendido inno-preghiera dell’Apostolo delle genti, che prima e più degli altri fu in grado di mettere a fuoco la dimensione cosmica della manifestazione storica di Cristo Gesù. Ed anche se – probabilmente – non tutti siamo in grado di sentire pienamente quel che sentì il mistico Paolo, siamo, tuttavia, certi di capire (almeno un po’ anche noi) e quindi di condividere anche la sua stessa gioia spirituale nell’apprendere che la sorte umana, dopo gli eventi di Pasqua, non è più tanto condizionata dal peccato quanto è segnata dall’amore di Dio riversato su tutti i credenti in Cristo, “secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore”.
Quindi, sentire e vivere pienamente l’amore di Dio nel nostro cuore, di uomini e di donne, è per il discepolo del Signore la pienezza di ogni ambizione cristiana, e “il perfetto compimento di tutte le cose”. Perché tutto ciò (Paolo è convinto), Dio ha realizzato per tutti noi proprio nel Signore risorto!]


Canto al Vangelo (28, 16-20):

Alleluia, alleluia.
Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.
Alleluia.


Dal Vangelo di Giovanni (Gv 14, 15-21)

Gli undici discepoli, [intanto], andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

[Le parole scarne dell’evangelista fissano una scena particolare dell’incontro dei discepoli con il Signore, in Galilea, dove ha avuto luogo anche il loro primo incontro con il Maestro… Sono spaventati (e chi non sarebbe stato dopo tutto quello che hanno visto e vissuto a Gerusalemme!), e sono ancora un po’ disorientati (infatti dubitano!). Ma il Signore si fa loro più vicino per assicurarli (Mi è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra!), e li manda ad annunziare la “Buona Notizia” a tutti che, come loro, si sentono spaventati e disorientati nelle vicende della vita nuda e cruda, e di battezzarli in segno di salvezza da Lui operata.
La nostra situazione non è cambiata, è fondamentalmente la stessa ancora. Bisogna seguire le indicazioni del Maestro, bisogna lasciarsi avvicinare dal Signore risorto, per liberarsi – in sua presenza – da ogni paura e dubbio, e rincuorati dalla sua parola divulgare la bella notizia della Vittoria del Risorto, l’annuncio che è in grado anche oggi, non meno di allora, di cambiare l’uomo…]

 

 

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