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SOLENNITÀ DEL CORPUS DOMINI

[colore bianco; liturgia delle ore della solennità; salterio: III settimana]


Antifona d’Ingresso (Sal 80/81,17):

Il Signore ha nutrito il suo popolo con fior di frumento,
lo ha saziato di miele della roccia.

Prima lettura (Dt 8, 2-16 passim):

Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

[Dunque, al centro dell’Eucaristia sta il ricordo. Non dimenticarlo. a È la stessa memoria del popolo della prima elezione, con qualche particolare – tipico – aggiunto, che riguarda noi cristiani e il Signore Gesù. Ma l’ammonimento di Mosè (tale quale!) ci riguarda ancora pienamente: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore ti ha fatto percorrere… Non dimenticare…». Questo è essenziale anche oggi per vivere – nella Chiesa – pienamente l’Eucaristia del Signore!]

Salmo responsoriale (Sal 147):

Rit.:  Loda il Signore, Gerusalemme.

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.
Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fior di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.
Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e le sue leggi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

Seconda lettura (1 Cor 10, 16-17):

[Fratelli], il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi siamo, benché molti, un corpo solo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

[Nelle parole dell’Apostolo il credente cristiano può sentire percepire bene la differenza tra l’Antica e la Nuova Alleanza. È vero, anche secondo l’Antico Testamento il discepolo può considerarsi l’erede, ma nella rivelazione evangelica, che completa la “volontà testamentaria” del Padre, noi ci sentiamo apostrofati espressamente in Cristo Gesù.
Dio in Gesù Cristo ci ama davvero, al di là di ogni immaginazione. L’Eucaristia per noi è il suo TestamentoDocumento testamentario, che risveglia , è vero, nel discepolo forse anche un po’ di tristezza per gli eventi che gli rammenta, ma gli dà anche – nello stesso tempo – la forza per andare avanti e portare ai fratellial mondo la testimonianza sacramentale dell’amore di Dio.]

Canto al Vangelo (Gv 6,51):

Alleluia, Alleluia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore;
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.
Alleluia.

Lettura del Vangelo (Gv 6,51-58 passim)

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda… Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

[In continuazione del racconto di Giovanni i presenti commentavano ragionando: ‘Ma come è duro questo discorso; chi lo può capire?’ (cf. v. 60). Davvero, chi può dare torto a coloro che mormoravano ascoltando quelle parole? È un linguaggio insensato, se dietro le parole non ci sta altro che un povero uomo come noi, forse anche un po’ esaltato (come se ne vedono ogni tanto in giro…).
Ma cambia completamente il discorso e il suo senso profondo, se di mezzo c’è la vera fede, la fede del discepolo che confida nelle parole del suo Signore e presta fede alla sua missione divina: di rivelare al mondo l’Amore del Creatore e Padre.
Se c’è la vera fede, tutto cambia anche nel rituale sacramentale dell’Eucaristia della Chiesa, tanto da diventare – per l’anima cristiana – il vero cibo che la nutre nel cammino terreno che conduce verso i traguardi eterni e divini che Dio ha promesso a coloro che non respingono l’offerta del suo Amore – in Cristo Gesù.]

 

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