III. DOMENICA DI QUARESIMA [colore viola; III settimana del salterio]
Antifona d’Ingresso (Sal 24, 15-16):
I miei occhi sono sempre rivolti al Signore,
perché libera dal laccio i miei piedi.
Volgiti a me e abbi misericordia, Signore,
perché sono povero e solo.
Prima lettura (Es 3, 1-8 passim):
[In quei giorni,] mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto e disse: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!» (…)
Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele»…
[La scena la conosci già, forse anche da una delle tante rappresentazioni cinematografiche e TV… Si tratta della liberazione di Israele dalla schiavitù dell’Egitto, evento mitico intorno al quale nella tradizione religiosa ebraica ruota quasi tutto. Ed anche nella nostra, però, in un senso allegorico, spirituale ed ecclesiale, in cui il posto di Mosè è occupato dal Signore Gesù, e il “monte santo” è ogni luogo dove il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe dà appuntamento all’uomo per prepararlo alla nuova vita – di libertà, nella responsabilità della coscienza individuale, purificata ed illuminata dal “roveto”, che per noi è la croce del Cristo Signore…
Seguendo questa antica simbologia, la Quaresima si può dire il deserto oltre cui Mosè portò il suo gregge, e che può portare il credente cristiano (come aveva fatto con Mosè) fino al “monte di Dio”…]
Salmo responsoriale (dal Sal 102):
Rit.: Il Signore ha pietà del suo popolo.
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.
Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e di misericordia.
Il Signore compie cose giuste,
difende il diritto di tutti gli oppressi.
Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie,
le sue opere ai figli d’Israele.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono.
Seconda lettura (I Cor 10, 1-6.10-12 passim):
Non voglio che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale: bevevano infatti da una roccia… Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto. Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono… Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.
[Paolo fa qui una singolare lettura della storia del popolo di cui anch’egli è figlio, per ribadire, con parole di una vera testimonianza, che in Gesù Cristo la storia dell’antico popolo eletto ha decisamente superato i limiti di una questione etnica e nazionale.
Inoltre, par di capire dalla lettera dell’Apostolo alla prima comunità cristiana di Corinto, una persona intelligente dovrebbe cercare sempre di imparare qualcosa di utile da ogni storia – umana – in cui anche Dio è immancabilmente un protagonista positivo…]
Canto al Vangelo (Mt 4, 17):
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Convertitevi, dice il Signore,
il regno dei cieli è vicino.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Lettura del Vangelo (Lc 13, 1-9):
In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Siloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Disse anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
[Non è una pagina della “cronaca” dei nostri giornali, tuttavia, ci può forse aiutare a leggere i fatti della vita quotidiana in una maniera più consona allo spirito del Vangelo. Cioè, con l’attenzione a non scendere mai al di sotto del livello (minimo) del buon gusto, e ad evitare per quanto possibile le pericolose generalizzazioni e i giudizi affrettati. (Un consiglio che si spreca parlando dei giornalisti, ma che forse è ancor più importante con riferimento ai noi altri, i lettori!). Tuttavia, il credente di Cristo non fugge la realtà che lo circonda, ed è aperto (per quanto riguarda la sua vita) ai continui richiami della presenza di Dio, il che, di conseguenza, lo autorizza anche a “leggere gli eventi” in chiave personale, attento a non offendere il buon gusto e, ancor di più, a non far cadere sul buon Dio la responsabilità per quello che sono le conseguenze dei misfatti umani.
Quindi, l’atteggiamento del discepolo del Signore è sempre positivo, così come lo era la premura di quel vignaiolo del racconto evangelico nei confronti del povero albero di fico che non soddisfò le aspettative del padrone. È bene ricordarsi, anche nel contesto della Quaresima, che l’atteggiamento – tipico – del vero cristiano si riconosce sempre soprattutto nello sforzo di salvare, di curare, di proteggere, e mai nell’abbandonare, e tanto meno nel “tagliare”, cioè nel giudicare, precludere o escludere un fratello (sfortunato) dalla “vigna” della salvezza…]