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Una
frase per te:
Fa’ risplendere il tuo volto sul tuo servo,
e insegnami i tuoi decreti.
(Sal 118, 135)
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S. Domenico Savio e S. Francesca Romana (memoria fac.)
9 Marzo
Domenico, sopranominato “Minòt” in piemontese, fu figlio di una famiglia povera e numerosa. Papà era un fabbro e mamma cercava di arrangiarsi come sarta. Fu la povertà che lo costrinse, ancora piccolissimo, a migrare con la famiglia da Riva di Chieri, dove nella frazione di S. Giovanni era nato, dapprima a Murialdo e poi a Mondonio, nella zona del Castelnuovo d’Asti, (oggi denominato Castelnuovo don Bosco, per la memoria del grande santo che ivi si conserva). Ed è lì, ai Becchi di Castelnuovo, che i due santi si incontrarono. Il grande educatore fu da subito in grado di intuire le particolari doti del ragazzino dodicenne che gli veniva affidato. Ed è stato proprio lui il suo maestro per i successivi tre anni, fino alla morte santa di quell’incredibile giovinetto che una volta lo sorprese dicendogli (riprendendo forse dalla mamma sarta): “Io sono la stoffa, lei ne sia un sarto: faccia di me un bel vestito per il Signore!”. Un’altra volta gli disse, come riferisce Don Bosco stesso nella biografia di Domenico: «Se non mi faccio santo, nella mia vita non avrò realizzato un bel niente. Ma che ci vuole per diventarlo?». E il grande educatore gli rispose: « Più coraggio che anni, figliolo». Il che vale ancora, per tutti ovviamente, non solo per i giovani! Fu innalzato all’onore degli altari, da Pio XII, quale ideale del ragazzo cristiano. E lo è, nonostante i tempi e l’ambiente sociale mutato (anche ai Becchi con il maestoso centro salesiano), ancora a tutti gli effetti!]
[In questo stesso giorno il calendario commemora. S. Francesca Romana. A Roma molti conoscono di più la sua chiesa (sui Fori Imperiali) che la Santa stessa. È vissuta nell’epoca medievale. Fu nobile di famiglia, e quindi colta ed educata, ma anche un’esemplare sposa e madre, e poi vedova e religiosa; ed è per questo che la Chiesa la fece santa. Si è distinta come pacificatrice nelle lotte familiari ereditarie, si prodigò nell’assistere la povertà diffusa tra la gente, sopportò con eroismo le stravaganze e poi la malattia del marito, che assistette fino alla morte. Dopo, libera dai vincoli matrimoniali, si offrì tutta all’amato Signore nella Congregazione delle Oblate, che fondò lei stessa presso la chiesa di Santa Maria Nuova di Tor di’ Specchi… Morì nel 1440. Veramente, i santi – tutti quanti – hanno sempre qualcosa da insegnarci!]
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